Itinerari di Mira

Itinerario storico - turistico: tra Ville, Momumenti e Chiese

Foto naviglio del brentaMira intreccia la sua storia con quella dei canali che ne segnano il territorio in tutte le direzioni.
Nulla di più naturale, perciò, che proporre un itinerario per monumenti seguendo le pigre anse del Brenta, la via acquea principale, che nei secoli vide il progressivo avanzare del dominio veneziano, di cui resta testimonianza nelle ville, negli oratori e nelle chiese, nei casini di caccia, nei palazzi e nelle colonne di confine. Il viaggio può iniziare in barca (purché dal fondo piatto) da Fusina, per avventurarsi nei meandri silenziosi dei canali che solcano le migliaia di isolotti della Barena, prima che la laguna ceda il passo alla terraferma. È un paesaggio unico, un’oasi naturalistica di grandissimo valore, che la stessa azione dell’uomo (le casse di colmata su cui doveva sorgere la terza zona industriale) non ha apparentemente guastato.

Ripresa la strada, dopo Fusina, ecco subito la Chiusa di Moranzani, uno degli esempi più mirabili delle opere di ingegneria idraulica prodotte dai veneziani. Attraversandola a piedi si raggiunge, poco distante, il luogo in cui le barche caricavano l’acqua potabile per Venezia; afoto villa malcontentacqua che arrivava da Dolo lungo il corso della Seriola, un fossato oggi in parte interrato.
A Malcontenta, l’occhio è catturato dalla imponente bellezza di Villa Foscari che si affaccia su uno dei punti più belli del Naviglio.
Costruita a metà del ‘500 dal Palladio, è ottimamente conservata ed è tra le poche ville visitabili dal pubblico (il martedì e il sabato dalle 9.00 alle 12.00). È una costruzione massiccia ed equilibrata nelle proporzioni; sul lato che guarda al canale, l’austero volume, decorato a bugnato è alleggerito da un grande pronao. All’interno il piano nobile è ornato da un ciclo di affreschi di G.B. Zelotti della seconda metà del ‘500. Nel corso dei secoli vi soggiornarono sovrani e uomini di cultura, mercanti e generali; una delle ultime presenze illustri fu la Regina Elisabetta d’Inghilterra durante la sua visita in Italia nel 1966.

Proseguendo lungo la statale che costeggia il Naviglio Brenta si incontra, all’ingresso di Oriago, il “Termine”, pilastro del 1375 che segnava gli antichi confini di Venezia. Quindi, sempre sulla riva sinistra, ecco la settecentesca Villa Allegri in cui soggiornò anche il Generale Radetsky, e subito dopo l’antico Palazzo Moro, del ‘400, la cui facciata conserva “murata” la lapide con i versi danteschi del V Canto del Purgatorio in cui si narra la morte, qui avvenuta, di Jacopo del Cassero. Siamo così giunti ad Oriago, la cui parrocchiale dedicata a Santa Maria Maddalena presenta un campanile romanico a cella ottagonale decorato da formelle di terracotta.
La chiesa, iniziata nel ‘400 e modificata nel secolo successivo, è a navata unica con cappelle laterali. Tra le tele conservate all’interno è interessante quella posta sulla nave di destra, “noli me tangere” attribuita a Francesco Vecellio (1475-1559). Il soffitto è opera moderna (1947), realizzata da Beppi Spolaor (1910-1950). Sulla riva destra spiccano Palazzo Mocenigo, completamente restaurato ad opera del Comune (e ora sede del Dipartimento di Economia del Turismo dell’Università di Venezia) e la cinquecentesca Villa Gradenigo. L’edificio, in ottime condizioni, presenta all’interno notevoli cicli pittorici, in parte attribuiti a Benedetto Caliari (1538-1598), fratello di Paolo Veronese.

Da Oriago, attraversata Piazza Mercato (il cui nome testimonia la presenza del mercato settimanale fin dal 1500), abbandonando il canale e percorrendo Via Risorgimento, si giunge attraverso un tranquillo paesaggio di campagna, a Gambarare, la cui Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista, è una delle più belle della Riviera, con il suo piccolo campanile romanico. Ha una storia antichissima, avendo raccolto l’eredità del Monastero di Sant’Ilario quando questo, alla fine del 1200, andò in rovina.
Al suo interno, ottimamente restaurato, un organo costruito dal Callido (1727-1813), il maggior organaro veneto del ‘700, e una lapide con trascritta la bolla papale con cui nel 1508 Giulio II riconosceva all’assemblea dei capifamiglia cattolici il privilegio di scegliere il parroco tra una rosa di nomi proposti dal Patriarca di Venezia, privilegio cessato nel 1998 con la nomina dell’ultimo parroco. Costituita da una sola navata, l’arcipretale termina con un’abside affiancata da due altari. Interessante, a sinistra, la cinquecentesca fonte battesimale e il pulpito sovrastato da affreschi recenti di C.B. Tiozzo. Nella sacrestia sono custoditi due importanti armadi seicenteschi in noce, una deposizione di Gesù, della bottega di Palma il Giovane, e due statue lignee cinquecentesche raffiguranti i Santi Giovanni e Paolo.

foto villa valmaranaTornati lungo il Brenta, dopo Oriago, ci si imbatte in uno degli angoli più suggestivi della Riviera: Valmarana. Della villa omonima rimangono solo le due grandi barchesse laterali, poiché il corpo centrale fu abbattuto dai proprietari, alla fine del secolo scorso, per questioni fiscali. Quasi di fronte, attorniata da uno splendido giardino, sorge la settecentesca Villa Widmann-Foscari, elegante, ricca di decorazioni e dipinti. Ospitò, tra gli altri, Goldoni, D’Annunzio e Strawinsky. All’interno il salone delle feste è decorato con un ciclo di affreschi a soggetto mitologico. Di proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Venezia, la villa è stata di recente splendidamente restaurata ed è quindi nuovamente aperta al pubblico, che può così ammirarne anche il grande parco. Poco oltre, sull’altra riva, immersa nel verde c’è Villa Valier con la Barchessa e la chiesetta seicentesca. Un dipinto di Alessandro Maganza, raffigurante una suonatrice di chitarra (ora esposto all’Accademia di Venezia) diede il nome di “Chitarra” a tutta la località.
Solo pochi metri, e sul Brenta si affaccia la cinquecentesca Villa Querini-Stampalia. Al suo interno, un prezioso ciclo di affreschi, opera di B. De Pitati e della sua bottega, per la quale lavorarono anche i giovani Tintoretto e Bassano. Si entra così a Mira Porte, piccolo borgo praticamente intatto con le sue case a schiera seicentesche, alcune delle quali conservano ancora l’orto retrostante. La statale, con il suo traffico, è poco lontana, eppure qui il tempo sembra essersi fermato. In passato fino a settant’anni fa al posto della piazza sorgevano le chiuse, che si attraversavano con un ponte mobile. La località era metà di viaggiatori e mercanti, che spesso sostavano nei due alberghi del posto

Il nostro itinerario ci permette di vedere quindi le Ville Franceschi e Principe Pio, l’ultracentenario Mulino Simionato, ancora in attività e la parrocchiale di San Nicolò, con la bella canonica secentesca. L’intitolazione a San Nicolò della chiesa testimonia il ruolo fondamentale dei barcaioli nell’economia del paese nei secoli passati. San Nicolò era infatti il loro patrono e Mira, in Turchia, era la sua città di origine, e divenne anche il nome del paese sostituendo quello più antico di Cazoxana. Nei secoli, pur mantenendo l’originale struttura perimetrale, la chiesa ha subito numerosi rimaneggiamenti. Anche il campanile attuale non è quello originale ma una costruzione novecentesca. L’interno è a tre navate con decorazioni tardo-settecentesche del presbiterio; mentre sulla navata sinistra merita attenzione una pala raffigurante “Sant’Antonio da Padova e Gesù Bambino”.

Proseguendo lungo il viale alberato che costeggia il Naviglio Brenta in questo punto, si raggiunge Villa Contarini detta “dei Leoni”, per le due belle sculture poste all’ingresso. Non sono gli originali, dal momento che questi, assieme ai preziosi affreschi del Tiepolo eseguiti nel 1754, che ornavano il salone a pianterreno e raffiguranti la sosta a Mira di Enrico di Valois di ritorno in Francia dalla Polonia, furono venduti dai proprietari nel 1893 e si trovano attualmente a Parigi, al Museo Jacquemart-André. Il parco retrostante, a giardino italiano, ospita diverse varietà vegetali. Anche a Mira Taglio numerose ville costeggiano il canale intervallate da case a schiera d’epoca: procedendo verso Padova, si incontrano, a destra, Villa Corner e Villa Bon, a sinistra Villa Levi-Morenos e Foscarini dei Carmini. Una lapide, sulla facciata di quest’ultima, ricorda che qui soggiornò a lungo, tra il 1817 e il 1819, il poeta inglese George Byron. Altre splendide testimonianze della presenza veneziana accompagnano la parte finale dell’itinerario lungo il Naviglio: le Ville Alessandri, Swift-Barozzi, Querini Moro-Lin, Bonlini Pisani, Palazzo Boldù, Villa Venier e Villa Selvatico Granata.

L’itinerario turistico-storico lungo il Naviglio Brenta è possibile, da Marzo a Ottobre, anche per via acquea a bordo del Burchiello.

Itinerario delle frazioni: Marano e Borbiago

Abbandonando il percorso lungo il Naviglio, si possono raggiungere con comode strade (meglio se percorse in bicicletta) i centri abitati di Marano e Borbiago. Paesi di storia antica, legati alla coltivazione della terra e alle tradizioni ad essa collegate: le feste popolari, i filò, i gruppi familiari estesi. A Borbiago merita una sosta il santuario dedicato a Santa Maria Assunta, luogo di intenso culto mariano che ebbe origine da un episodio miracoloso verificatosi nel 1101 quando la Madonna apparve ad una contadinella sordomuta; nelle vicinanze della chiesa esiste ancora il pozzo in cui la tradizione vuole sia avvenuta l’apparizione. A Marano accanto ad alcuni begli esempi di case coloniche, va segnalata la fabbrica di concimi chimici “Marchi” sorta nel secolo scorso e che conserva ancora splendide testimonianze di archeologia industriale.

Itineraio naturalistico: Giare e Dogaletto, oasi di quiete a ridosso della lagunafoto zona laguna

A sud della statale Romea, nella parte di territorio che confina con la laguna, sono situate due piccole località: Giare e Dogaletto. Giare si snoda su un lungo rettilineo che dalla Romea si inoltra nella campagna. Sulla strada, numerosi edifici rurali, testimonianza dell’antica vocazione agricola di questa zona. I piccoli proprietari, un tempo dediti alla produzione cerealicola, si sono progressivamente orientati verso l’orticoltura, sia in serra che all’aperto. Il fiore all’occhiello di questa produzione è l’asparago, che qui cresce alimentato da un terreno tra i più adatti a conferirne pregi e sapori. Accanto alle attività familiari sorgono anche due grandi aziende agricole: la Miana Serraglia e la Pra. Oltre di esse, ecco la laguna, con i suoi canali, i filari di canne, le nuove costruzioni per il ricovero delle imbarcazioni di pescatori e cacciatori e appassionati di birdwatching. Dogaletto, da “Doge”, che suggerisce l’antica appartenenza alla Repubblica di Venezia: l’edificio più interessante è la casa detta del doganiere, costruzione cinquecentesca destinata ad abitazione per l’addetto alla riscossione dei pedaggi dovuti dalle barche che transitavano sul vicino canale Bondante. Finito l’abitato, lungo Via Bastie, si raggiunge la Romea: nei campi che si attraversano forse sorgeva duemila anni fa il villaggio romano di Abondia, come testimoniano numerosi reperti qui ritrovati.